Tuber brumale Vitt, il tartufo brumale (o d’inverno)

Oggi parliamo di un tartufo la cui qualità buona ma non eccelsa ha finito per relegarlo un po’ a un ruolo di sottofondo, rispetto a molti suoi “fratelli” più conosciuti. Parliamo del tartufo nero d’inverno, o trifola nera, nella sua varietà moschatum Ferry. Si tratta di un tartufo moscato di minor pregio, anche a causa del suo odore leggero e non  particolarmente gradevole. Infatti, spesso un modo di presentarlo è mischiandolo al Tuber nigrum, dall’odore molto più forte che ne confonde il suo, e le cui spore sono visivamente simili, anche se dal colore meno intenso.

I corpi fruttiferi di questo tartufo sono di dimensioni contenute, in genere dalla grandezza di una noce a quella di un albicocca o poco più (di solito inferiore al nigrum). Le verruche presenti sulla sua superficie sono piccole (da 1 a 3 millimetri di lato), con venature ben visibili. L’odore, come detto in precedenza, non spicca per avere una buona fragranza, e potrebbe accostarsi a quello delle arance ammuffite, dolciastro e insinuante. A livello microscopico, le spore sono abbastanza chiare rispetto al nigrum, con aculei un poco più lunghi, e gli aschi ne contengono un numero variabile da 3 a 6. La gleba del moschatum ha un colore accentuatamente grigio, soprattutto dal momento della sua completa maturazione.

Le aree in cui possiamo trovare questo tartufo in crescita spontanea sono simili a quelle del più pregiato nigrum, ovvero quella fascia europea che passa dal Portogallo all’Ungheria, e tra la Germania (Baden) e l’Italia, in territori in cui è presente un maggior contenuto di humus. La sua simbiosi micotica, che da il via alla micorriza, si sviluppa soprattutto con noccioli non potati e assolati o in fase di declino, ma anche con querce e faggi, che ne sostengono la crescita. La maturazione va dal periodo tra novembre e marzo (tutto il mese), mentre la coltivazione a causa delle sue caratteristiche non prestigiose non viene attuata.