Trattare con il cane: consigli generali

Rapportarsi a un cane non è sempre facile, non basta certo amarlo per trattarlo bene, è importante invece riconoscere i limiti e le caratteristiche della personalità del nostro animale. Il primo e più comune errore è quello di trattare il cane come uno di noi, magari come un bambino, invece di rispettare e comprendere la sua natura animale. Per quanto intelligente o acuto un cane non avrà, ad esempio, senso del bene o del male, né il concetto di giusto o sbagliato, anche se con l’addestramento potrà arrivare ad evitare alcuni comportamenti, questi non avranno comunque una definizione morale per lui. La nostra indifferenza difficilmente lo scompone, e non arriva a provare comprensione per i nostri affanni, ma lo stesso mostrerà sensibilità ai nostri stati fortemente alterati, ad esempio dalla collera, ma per puro istinto.

Se a volte ci danno l’idea di comprendere le nostre parole, beh, non è così, ma intuiscono il tono di queste parole e il nostro comportamento ad esse associato, per questo reagiscono di conseguenza. Dove l’uomo ha il dono della parola e del ragionamento, con cui può comprendersi tra simili, per fare lo stesso tra loro i cani usano i movimenti del corpo, delle orecchie, della coda, il fiuto e la voce. Proprio attraverso i suoi movimenti anche noi possiamo comprenderlo, perché questi sono segnali, richieste, motivi di affetto, denunce di stati fisici o mentali, dimostrazioni di paura, sottomissione, compiacimento e finanche aggressività. Questo del cane dobbiamo imparare a conoscere, per crescerlo e accudirlo al meglio ed istaurarci un solido rapporto di collaborazione e amicizia.

Da cucciolo crederà di avere a che fare con membri del branco, suoi simili e pari, per questo è importante fin da subito istaurare una gerarchia di comando. Per il cucciolo, quello che è del suo padrone è suo per naturale proprietà transitiva, per questo urinerà per marcare il suo (vostro) territorio, difenderà ciò che ritiene suo e avrà simili comportamenti, senza alcuna malizia. Per questo è importante comprenderlo, cercando di non perdere la pazienza se tiene comportamenti dannosi per la proprietà e ciò che lo circonda, ma allo stesso tempo il padrone dovrà imporsi su di lui, per evitare simili episodi e per iniziare a sottolineare chi è il capo branco.

Stabilire chi è al comando è un’operazione che va fatta con determinazione, a volte anche in modo fisico ma non violento, e deve seguire un percorso graduale, che richiede pazienza da entrambe le parti. L’obbedienza in un cane è naturale e utile in contesto domestico, ma diventa la base fondamentale se si vuole crescere un cacciatore di tartufi.