Educazione del cane: la sensibilità è la chiave

Iniziamo dicendo che i metodi coercitivi per educare e istruire il cane sono da evitarsi nella maniera più assoluta. In primo luogo perché imporsi su un altro essere vivente con la forza non è mai il modo giusto di fare le cose, e questo è vero soprattutto riguardo ai cani. La sensibilità spiccata di questi animali fa si che metodi da “frusta e bastone” finiscano più spesso a creare traumi irreparabili, portando il cane ad essere più titubante, indeciso e psicologicamente debole, del buon e fedele cacciatore di tartufi di cui ci vorremmo servire. Chiunque oggi pensi che per impartire l’educazione e imporre il proprio predominio su cane siano necessari metodi violenti è, nella migliore delle ipotesi, schiavo di pregiudizi radicati dall’ignoranza. E sarebbe bene cambiasse idea quanto prima.

Educare ed addestrare un cane ad avere un buon comportamento, significa invece esaltarne le innate facoltà, che sono poi così utili alla ricerca del tartufo. Avendo a disposizione un cane con innate doti per la caccia al tartufo (LINK), dobbiamo portarlo ad avere una correttezza durante la ricerca e portare a un’ottima intesa tra tartufaio e animale. Ricordiamoci sempre che il cane pensa diversamente da una persona, e all’apparire di problemi particolari (LINK) è bene comprenderne la causa scatenante per intervenire senza forzarne la natura.

Per persuadere un cane ad obbedire, un metodo sempre efficace è quello di premiare i comportamenti desiderati dal padrone e punire quelli indesiderati. Tra i premi più efficaci troviamo: fargli una carezza, dargli un gustoso boccone e ripetere con frequenza una parola affettuosa. In questi modi il cane inizia a comprendere che un dato comportamento è gradito al suo capo branco, e tenderà quindi a ripeterlo fino a diventargli naturale.

Per quanto riguarda la punizione non deve mai essere superiore a quelle a cui il branco naturale lo sottoporrebbe, ad esempio la madre sgrida i cuccioli abbaiando in atteggiamento minaccioso o colpendolo, al massimo con una zampata o un morso, oppure lasciando la peggior scelta di cibo o facendolo mangiare per ultimo. Come si diceva prima non è certo nella violenza che il branco crea sottomissione, perché è il gesto lo scopo non il dolore da infliggere. Un padrone che sta educando il suo cane potrebbe: strattonare il guinzaglio (non con collari a strozzo, che sarebbero comunque da evitare), scandire una parola pronunciandola ad alta voce (come il più classico “no”), ignorarlo o respingerlo, negargli un pasto (soprattutto se il cane è goloso), chiuderlo in stanza da solo o portarlo nel suo recinto. Con dolcezza ma fermezza di ottengono sempre i risultati migliori per l’educazione canina, senza il bisogno di giungere a punizioni severe, che potrebbe ottenere proprio l’effetto opposto.